mercoledì 22 dicembre 2010

Psyco M, polemica costruttiva? Rap arabo tra integralismo e lucide analisi.

La settimana scorsa mi sono imbattuto in Marionette, un brano di Psyco M (al secolo Muhammad al-Jandoubi), rapper tunisino.
La canzone in circa dieci minuti  esamina e correla diversi fenomeni, dal governo mondiale retto da società segrete all'uso strumentale di manovre economiche atte ad indebolire ed affamare intere nazioni, ricorda quanto fuorviante possa essere ritenere Bush e Omaba figure differenti in quanto aderenti alla stessa dottrina e rispondenti agli stessi ordini, denuncia l'influenza delle corporations nelle scelte politiche e fa un breve excursus della "carriera bellica" statunitense, dall'affondamento del Lusitania alle Twin Towers. Dopo aver descritto uno scenario in cui la propaganda è al servizio della guerra e quest'ultima è al servizio dell'economia, dopo aver messo in luce i reali problemi di un mondo che parrebbe alla deriva sospinto da interessi economici privati che affamano, derubano e uccidono innocenti il cantante si domanda, giustamente, come sia possibile credere alla propaganda dell'establishment che dipinge l'islam come il principale nemico dell'umanità.




giovedì 16 dicembre 2010

10 anni di carcere per del rap "sovversivo"

Tempo fa riportavo il caso di un sito tunisino vittima della censura per aver recensito il brano di un rapper che chiedeva conto e ragione al presidente della Repubblica. 
Evidentemente il rap è un genere musicale che non va particolarmente a genio ai governanti maghrebini visto che due fratelli algerini, Abderrahman (23) e Hocine (24) Tounsi e sono stati condannati rispettivamente a dieci (10!) e tre anni di carcere; il primo, fuggito in Francia, con l'accusa di attentato ai simboli dello Stato ed al presidente della Repubblica ed apologia del terrorismo mentre il secondo solo per apologia di terrorismo. Sul sito di Algerie Focus è possibile leggere in dettaglio i capi d'accusa.

Il testo della canzone, con un linguaggio che in certi Paesi può risultare davvero eccessivo (a me ha ricordato gli esordi dei 99Posse sia per lo stile che per i contenuti), esorta il presidente, gli apparati dello Stato, ministri e forze dell'ordine a "farsi fottere". L'accusa di apologia di terrorismo pare derivi sia dal fatto che i rapper ritengono l'attuale classe dirigente algerina un male peggiore del terrorismo sia dal passaggio in cui si dice espressamente "vive el FIS, vive el terro" (min. 2:03). Nonostante questa frase in un passaggio successivo (min. 2:54)invitano a posare la spada e prendere carta e penna, concludendo il pezzo con l'augurio che l'Algeria possa vivere libera ed indipendente. E' doveroso sottolineare che in molti forum la maggioranza dei commentatori, pur condannando la gratuita volgarità del testo ed in alcuni casi la mancanza di rispetto nei confronti delle vittime del terrorismo (che in Algeria è stato un fenomeno reale, non paragonabile al fantasma che viene sventolato e strumentalizzato in Europa) riconosca l'eccessività della pena.

Quello che segue è il brano, chiedo scusa per questo post senza capo né coda ma ultimamente non ho molto tempo da dedicare alle traduzioni del blog... quindi mi limito a postare notiziole. Ma mi impegno solennemente a tornare con un bell'editoriale quanto prima, abbiate fede e pazienza

sabato 11 dicembre 2010

Beirut, I Love You (I Love You Not)

Approfitto di una pausa per linkare questo corto (?) che mi è piaciuto particolarmente.
Non sono mai stato né a Beirut né in Libano ma sono quasi sicuro che una volta lì non me ne andrei per niente al mondo. Racconti di amici, racconti di scrittori, cinema, musica, ogni cosa che riguarda quel posto mitico (Beirut è una delle città più antiche al mondo abitata con continuità) mi affascina.
Su una sottile striscia di terra e con le montagne che li spingono verso il Mediterraneo i Libanesi, come i Genovesi, sono partiti per mare fondando empori commerciali un po' ovunque sulle coste di questa nostra meravigliosa pozzanghera salata.
Custode di una cultura antica, di una lingua dolcissima e di una cucina raffinata questo popolo pacifico non può che godere di tutta la mia ammirazione.





P.S. @Lucìa, grazie per la segnalazione, te estàs acostumbrando a enviarme enlaces chulerrimos.
P.S. @Camilla, la colonna sonora è, in parte, dei Mashrou' Leila. Credo che l'apprezzerai ancor di più.

mercoledì 8 dicembre 2010

Sulla legittimità ideologica e storica di Israele, intervista con Shlomo Sand

Lo scrittore israeliano Shlomo Sand, 63 anni, è stato in Marocco la settimana scorsa per presentare il suo libro, uscito il 3 settembre per “Fayard”, intitolato “Come fu inventato il popolo ebreo”.
Per l'occasione il professore di storia all'università di Tel Aviv ha partecipato a due presentazioni, presso la Fondazione Ibn Abd el Aziz e presso Carrefour des livres.
L'opera in Israele è stata un vero best-seller vendendo diversi milioni di copie [un libro che vende milioni di copie in un Paese con 7,5 milioni di abitanti suona un po' eccessivo per gli standard italiani, n.d.t.]. Ha conosciuto un discreto successo anche in Europa. Le copie ordinate dal Carrefour des livres sono andate via come il pane ed è stato necessario ordinarne di nuovi.
Nella sua opera Sand rimette in questione la legittimità storica della “nazione ebraica israeliana” ma invita i popoli arabi a riconoscere lo Stato di Israele come conditio sine qua non per andare avanti.



mercoledì 17 novembre 2010

Esempi di censura presi quasi a caso...



- In Tunisia il sito Tunivision recensisce il brano di un giovane rapper. La canzone è una lettera rivolta al presidente Ben Ali.
Tre giorni dopo l'articolo viene censurato benché non contenga alcun elemento pornografico né inciti in all'odio o alla violenza.
Il presidente Ben Ali afferma in un comunicato rivolto al presidente del sindacato dei giornalisti tunisini che "oggi in Tunisia non esiste alcun tabù, i media tunisini possono trattare ogni questione senza alcuna forma di censura che non sia quella imposta dalla propria coscienza, nel rispetto della legge e dell'etica professionale".


domenica 14 novembre 2010

Lotta... verso una nuova visione del concetto



di Hawas Mahmud*


Numerose parole, termini e concetti sono stati adoperati da arabi e non in diverse epoche storiche, ognuna di queste parole ha portato con sé un bagaglio emotivo legato al livello di consapevolezza, ai pensieri ed al sentimento dominante ogni singola tappa o epoca. Tuttavia ci chiediamo se sia possibile che tali visioni, tali pensieri e sentimenti possano restare fissi ed immutabili nelle menti nonostante cambino le condizioni e mutino circostanze e situazioni.
Tra i concetti che hanno prevalso durante gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, sino a prima della fine dell'ultimo decennio del ventesimo secolo c'è stato il concetto di lotta: lotta contro il colonialismo, lotta contro i reazionari, lotta contro il sionismo, ecc... Ma con il fallimento dei regimi arabi nelle battaglie per la liberazione, per lo sviluppo e la costruzione di popoli e nazioni e con l'aggravarsi del fenomeno dell'autoritarismo che vanifica ogni cambiamento bloccando sviluppo, trasformazioni e crescita, i danni per questi Paesi sono stati ingenti. Le conseguenze di queste tirannie sono state corruzione, repressione, carceri e migrazioni così come guerre, conflitti interni distruttivi e conflitti esteri disastrosi e tragici. 

lunedì 1 novembre 2010

Matrimonio d'interessi


Lui: il denaro
Lei: il potere 




Se avremo un maschietto lo chiameremo Fasad*, se sarà femminuccia la chiameremo Rashwa*


Entrambe le parole vogliono dire corruzione...

martedì 26 ottobre 2010

Eduardo Galeano, la paura e la propaganda

Poco tempo fa ho malauguratamente (ma forse non tutti i mali vengon per nuocere) fatto la conoscenza di un gruppo di islamofobi agguerriti, ho provato ad avere una discussione con loro ma senza esito alcuno.
In un certo senso mi ha incuriosito la scoperta di questo settore della società con il quale, in fondo, prima d'ora mi ero limitato a piccoli battibecchi o a semplici sguardi di sufficienza e commiserazione (cosa della quale in realtà non vado molto fiero).
Mi sono chiesto quindi perché questa gente avesse una visione del mondo così distante dalla mia? Che esperienze terribili devono aver mai fatto per arrivare ad odiare a tal punto? Chi sono? Quanti sono?
Dicevo che dai tentativi di dialogo ne ho ricavato ben poco: ho rimediato insulti ed ho riscontrato da parte di molti di loro un'incapacità di leggere il dato reale. 
Mi sono sembrate persone paralizzate nelle loro posizioni da qualcosa di infinitamente più forte del raziocinio. Qualcosa che fa vedere loro l'Islam come il Male assoluto, come l'onda verde che travolgerà l'Europa bruciandone le chiese e sottomettendone tutti i liberi cittadini. 
Cosa può paralizzare un individuo a tal punto? La stessa cosa in grado di sopraffare la ragione: la paura. Ma la paura  per diventare un sentimento governabile dal potere ha bisogno di nutrirsi di propaganda. Una storia vecchia. Che dovremmo aver imparato...

Già, perché la storia dell'onda verde islamica che distruggerà l'Europa somiglia troppo da vicino alla marea rossa comunista che avrebbe divorato l'Occidente, la storia delle armi di distruzione di massa come casus belli ricorda terribilmente quella del Golfo del Tonchino, il sentimento di odio verso genti semitiche che professano un'altra religione è già stato vissuto dall'Europa più di una volta.
Odio, ignoranza e paura sono un cocktail micidiale. La propaganda è la miccia che il Potere può decidere di accendere in qualsiasi momento.
Anche io adesso ho paura...
Mi salverò semplicemente cercando di informarmi e di non cadere nel circolo dell'odio?

Comunque tutto quello che ho appena scritto, in fondo, è cosa che tutti ben sappiamo. Voleva semplicemente essere introduzione ad un discorso sul tema fatto da chi usa la lingua ed organizza il pensiero molto meglio di me: Eduardo Galeano.


P.S. Vi consiglio di guardarli tutti e tre fino in fondo, non vi fate spaventare dalla lunghezza (è pieno di pause) né dalla lingua (lo spagnolo uruguayo è simile all'italiano, fate finta di essere romani che devono capire un piemontese...;) )

Ringrazio Lucía per avermi segnalato il video.

domenica 17 ottobre 2010

Raoui - Souad Massi

Oggi, per cambiare un po', vi propongo una canzone della cantante algerina Souad Massi. Una voce incantevole per una classica ballata, Raoui, dall'omonimo album del 2001.



*

sabato 16 ottobre 2010

Il carattere ebraico di Israele: capovolgimento strategico

Volevo segnalare la traduzione di un articolo di Saad Mehio per Al-Khaleej apparsa su Medarabnews.
Si tratta di una lucida analisi sulle cause e sulle conseguenze delle ultime riforme israeliane sul diritto alla cittadinanza.


Colgo inoltre l'occasione per ricordare a lettori e commentatori che questo oltre ad essere un canale informativo vuole essere uno spazio di discussione e RIFLESSIONE, per cui ragioniamo con calma ed evitiamo di mordere se non è strettamente necessario ;)

venerdì 15 ottobre 2010

Imam omosessuali contro l'esclusione dei gay


Due imam dichiaratamente omosessuali hanno partecipato sabato a Parigi ad un'assemblea di militanti omo musulmani venuti da tutto il mondo ed in particolar modo dal Maghreb. Il loro messaggio: essere omosessuali e musulmani non è incompatibile. Che ne pensano i nostri teologi [la rivista è tunisina n.d.t.], conosciuti per la loro interpretazione tollerante dei testi dell'Islam?

Programmi scolastici iracheni: mine tra le pagine.

di Iyad al-Duleimi


L'educazione in Iraq, ad ogni livello, si è trasformata in un ulteriore campo di tensioni politiche settarie ed etniche a seguito dell'occupazione americana, così il Ministero dell'Educazione è diventato per certi partiti un ministero chiave nelle negoziazioni passate e future circa la formazione del governo divenendo inoltre un monopolio del partito islamico Da'wa, quello del Primo Ministro Nuri al-Maliki.


Ci auguravamo che i responsabili dell'amministrazione irachena tenessero l'educazione e l'insegnamento al di fuori dei loro conflitti. Tuttavia quando ancora non era passato molto tempo dalla caduta del precedente governo e dall'ingresso sulla scena politica di una pletora di nuovi partiti d'ogni provenienza ci rendemmo conto dell'abisso esistente tra le nostre aspirazioni – nate dall'impegno per la patria – e le ambizioni e le agende dei partiti provenienti dall'est dell'Iraq portatori di un rancore accumulato nel corso dei secoli, dal tempo dei Compagni del Profeta, che Dio li benedica. La prima esigenza di queste forze è stata cambiare i programmi scolastici.

martedì 12 ottobre 2010

Militari italiani morti in Afghanistan

Premessa: quello che sto per scrivere può risultare offensivo ed estremamente cinico (ma so già che per gran parte dei miei lettori non sarà così, anche perché gran parte dei miei lettori legge abitualmente Spinoza.it)


Israele, nuovo pacchetto di leggi razziste

Ieri si è aperta la sessione invernale della Knesset, il parlamento israeliano, e come paventavano alcuni giornalisti tra i quali Asad Telhami e le associazioni per i diritti civili "sono state presentate una serie di leggi razziste ed anti-democratiche, volte a ledere i diritti della minoranza palestinese in Israele (1,6 milioni di abitanti su un totale di 7,6 milioni) e minare la democrazia".


Secondo il quotidiano al-Hayat il promotore di queste leggi sarebbe l'attuale presidente della commissione parlamentare "Costituzione, legge e giustizia", il parlamentare del partito radicale Ysrael Beitenu, David Rotem

sabato 18 settembre 2010

Mohammed Arkoun, un faro nella notte della cultura araba

In occasione della morte di Mohammed Arkoun, uno dei più lucidi ed intelligenti studiosi dell'islam, difensore di umanesimo e modernismo (che lo farebbero appartenere a quella odiosa categoria dei musulmani moderati* se solo non fosse laico), avvenuta questo 14 settembre, propongo la traduzione di una sorta di epitaffio scritto da Adonis, quel grande poeta libanese sostenitore di una rinascita del mondo arabo non fondata su nazionalismi o religione.

mercoledì 15 settembre 2010

Infiltrazioni israeliane tra i movimenti amazigh marocchini

Studio israeliano scommette su attivisti amazigh per promuovere un clima di normalizzazione in Marocco

Mahmoud Ma'rouf

Rabat – Al Quds al Arabi

Lo Stato ebraico scommette sugli attivisti amazigh marocchini per promuovere un clima di tatbi' [تطبيع, normalizzazione delle relazioni politiche e commerciali, ndt] tra arabi ed israeliani. Dopo essere riuscito ad infiltrarsi in quegli ambienti che reclamano pubblicamente un ritorno alla normalità  alcuni di questi hanno chiesto un'alleanza israelo-amazigh in funzione anti-araba .

domenica 12 settembre 2010

Un'autobiografia per scrivere la storia israelo-palestinese

Un libro autobiografico rivela corruzione al Ministero dell'Istruzione israeliano

di Naji Zhahir

Un nuovo libro autobiografico rivela il degrado all'interno del Ministero dell'Istruzione israeliano ed il ruolo che ha avuto l'apparato di controllo israeliano nel creare la percezione della disfatta in generazioni di studenti e professori nelle scuole arabe .

giovedì 9 settembre 2010

Eka3, reshaping arabic music


Ultimamente per motivi che non sto qui a spiegarvi, anche perché non credo vi possano interessare, non ho molto tempo da dedicare al blog e dato che le traduzioni richiedono del tempo mi limiterò a segnalare cose interessanti che trovo navigando. E chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono...

lunedì 6 settembre 2010

Shankaboot, a web drama

Ramadhan è il periodo delle fiction nel mondo arabo, ogni Paese produce le proprie serie televisive o ne compra da altri. Facendo zapping sui satelliti ci si imbatte praticamente ad ogni ora in musalsalat (questo è il termine arabo) di ogni tipo, da quelle comiche a quelle storiche, da quelle a sfondo sociale a quelle religiose.

In buona sostanza il mercato televisivo offre pane per ogni tipo di palato anche se da spettatore occidentale sono sempre rimasto leggermente insoddisfatto dai prodotti disponibili su Nilesat. Finché un giorno, navigando in rete, mi sono imbattuto in una serie che mi ha colpito per lo stile di regia, decisamente "giovane" per i parametri arabi e forse più affine ai gusti nostri.

domenica 5 settembre 2010

Banca Mondiale: i Paesi arabi ricchi hanno donato 272 miliardi di dollari di aiuti in 36 anni

Washington – Muhammad Khalid


La Banca Mondiale ha puntato i riflettori sugli aiuti forniti dalle nazioni arabe più ricche alle loro sorelle arabe e musulmane e a decine di Paesi poveri ed in via di sviluppo su tutti i continenti (in particolare Europa, Asia ed America Latina), allo scopo di combattere la povertà e sostenere lo sviluppo.


Una relazione pubblicata ieri e redatta da un grande team di esperti bancari specializzati nel coordinamento tra i fondi di sviluppo arabi ed il Development Assistance Committee dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo ha accertato che i Paesi arabi donatori, vale a dire Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, sono stati i più generosi a livello globale nel fornire aiuti ufficiali durante gli ultimi quattro decenni.

mercoledì 1 settembre 2010

Obama free Homaidan

Sauditi realizzano un cortometraggio nel quale chiedono ad Obama il rilascio di un loro compatriota.

Riyadh – AFP : Sei cittadini sauditi hanno realizzato un cortometraggio con cui rivolgono un appello al presidente americano Barak Obama affinché liberi un saudita condannato ad 82 anni di carcere in Colorado con l'accusa di aver aggredito una cameriera indonesiana.
Il film, della durata di cinque minuti e correlato di sottotitoli in inglese, raccoglie l'appello che personalità saudite conservatrici e liberali rivolgono ad Obama affinché rilasci Homaidan at-Turki, condannato nel 2006 in Colorado con l'accusa di aver violentato sessualmente una cameriera indonesiana mentre stava compiendo i suoi studi di dottorato.
[…]
La campagna prende il via dopo che in aprile la Corte suprema aveva rifiutato una revisione della condanna.
Hanno partecipato al film il celebre studioso Salman Al-Ouda, lo scrittore Turki Al-Dakhil ed altri.
Il film è stato messo sul sito YouTube ed in 81 ore è stato visto centinaia di migliaia di volte.
Asim al-Ghamdi, uno dei produttori del film, ha detto che l'obiettivo è di lanciare una campagna in ambito arabo prima di avere un approccio diretto con gli americani.



Articolo tradotto dal numero odierno di Al Quds Al Arbi, pagina 2.

venerdì 23 luglio 2010

Un Paese a pezzi

di Ghassan Charbel


“L'America uscirà a pezzi dall'Iraq”, così dice il politico iracheno, con un sorriso stampato sul volto. Ricordo di aver sentito questa espressione, o qualcosa di simile, molte volte nei mesi scorsi in numerose capitali arabe.


Anche a me piacerebbe che l'America uscisse malridotta dall'Iraq. Ma non è destino che questa avventura folle finisca necessariamente così. Chi conosce l'Iraq e la regione non è rimasto sorpreso dal fallimento americano. Sarebbe stato da arroganti ed ingenui credere che l'apparato militare americano potesse essere in grado di piantare la democrazia sulle macerie del regime di Saddam Hussein; così come credere che la pianta seminata con la forza potesse germogliare nel suo campo e modificare l'ambiente del Medio Oriente, considerato il responsabile della nascita di attentatori suicidi e militanti che invitano al conflitto mondiale e all'annientamento dell'Altro.

venerdì 16 luglio 2010

In Iraq i Paesi arabi latitano a differenza di Iran e Turchia

Zebari: la presenza araba è assente, Iran e Turchia competono per l'Iraq


Washington – Hisham Melhem


Il ministro degli esteri iracheno Hoshayr Zebari ha sollecitato i Paesi arabi ad intensificare la loro presenza diplomatica a Baghdad, in un incontro con alcuni giornalisti arabi ed americani ha detto che certi Paesi arabi stanno attendendo la formazione di un nuovo governo iracheno prima di muoversi in tal senso. Ha poi aggiunto: “Francamente alla competizione per avere un posto nel futuro dell'Iraq al momento partecipano due Paesi non arabi: l'Iran e la Turchia, mentre la presenza araba è assente. Questo è il messaggio che abbiamo portato ai leader arabi nelle rispettive capitali. E questa è anche la causa principale che sta dietro i notevoli sforzi dell'Egitto per avere una rappresentanza in Iraq”.

giovedì 15 luglio 2010

Israele chiede i danni ad Al-Jazeera

Israeliani chiedono ad Al-Jazeera che rimborsi i danni causati alle loro case dai bombardamenti durante la guerra del Libano.


Betlemme – Ma'an – A quattro anni dal termine di quella che da Israele è conosciuta come la seconda guerra del Libano, 91 cittadini israeliani che sono rimasti feriti o hanno perso dei figli in quella guerra hanno intentato un'azione legale contro la rete Al-Jazeera col pretesto che questa avrebbe fornito un aiuto (ad Hezbollah, ndt) nel bombardamento di alcune aree.


“Yediot Ahronot”, organo in lingua ebraica, ha aggiunto che i pubblici ministeri che si sono occupati del caso hanno trascinato al-Jazeera di fronte al tribunale federale di New York con l'accusa di aver trasmesso in diretta immagini di alcuni luoghi specifici in grado di far individuare la regione con precisione estrema, in modo volutamente concepito per aiutare Hezbollah ad individuare le aree dove far cadere i missili ed aprire il fuoco.

lunedì 12 luglio 2010

E' tempo di darsi una rinfrescata!

Dopo un po' di ore perse a smanettare sono riuscito a capire l'architettura del linguaggio html (difficile tanto quanto l'arabo) e le basi della progettazione di un template (si dirà così?).
Questo è il risultato del mio primo esperimento. 

Spero vi piaccia la nuova livrea di Canale di Sicilia (accetto comunque ogni tipo di suggerimento).


Buonanotte (giuro che non userò altre parentesi in questo post).

venerdì 9 luglio 2010

Uno dei più importanti hacker al mondo è tunisino

I 6000 siti piratati, la Palestina, le difficoltà a scuola e il denaro discusso


Firas Arfaoui, un nome tunisino che oggi fa parlare di sé un po' ovunque nel mondo. La BBC sostiene che il suo nome tunisino non sia che uno pseudonimo dietro al quale si nasconde un americano. La polizia londinese ha visto sventolare la bandiera tunisina sul suo sito, risultato di una sua operazione di pirataggio. Arfaoui conta 6000 siti piratati da solo in 4 anni, un numero maggiore di quanto fanno certi gruppi di hacker riuniti.



martedì 6 luglio 2010

Avanguardia saudita

In tempi di crisi e di peak-oil è unanimemente (?) riconosciuto che il prodotto che più di qualunque altro rappresenta il fallimento dell'attuale modello di sviluppo sia l'automobile. Tra i vari esempi di auto quello che in assoluto si conferma come un simbolo di totale mancanza di lungimiranza è quel colosso energivoro conosciuto col nome di SUV. Un mezzo che forse per la sua scarsa utilità e per il suo devastante impatto ambientale è diventato lo status symbol di chi non riesce a vedere lo spirito del futuro che si avvicina. 


Fatta questa premessa polemica è con immenso gaudio che porgo alla vostra attenzione l'ultima conquista del regno saudita, il suo ingresso nel mondo di quelli che contano. Da oggi anche il Paese dei Saud può fare sfoggio di un auto prodotta dalle giovani menti saudite e dai capitali di una nazione all'avanguardia. E cosa avranno mai prodotto due anni di ricerca nel mondo dell'auto? Un rivoluzionario veicolo ad energia solare? Un mezzo di trasporto pubblico alimentato ad idrogeno?



venerdì 2 luglio 2010

El Baradei si incontra con gli ambasciatori di America ed Europa e illustra i suoi sforzi per il “cambiamento”



Il Cairo – Mercoledì un giornale egiziano ha rivelato che l'ex direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica Mohammed El Baradei si è incontrato al Cairo con l'ambasciatrice americana e molti altri ambasciatori dell'Unione europea per informarli degli sforzi che sta compiendo per realizzare un cambiamento in Egitto.
Il quotidiano “Al Masry Al Youm” ha riportato quanto detto da El Baradei ovvero che durante il suo incontro con l'ambasciatrice americana Margaret Scobey e i suoi colleghi europei, incontro che resta non ufficiale e voluto dalle ambasciate, hanno discusso di tutte le situazioni politiche interne allo scenario egiziano.
El Baradei ha detto: “il dialogo tra me è gli ambasciatori ruota intorno alla situazione interna e all'importanza di un cambiamento per il cammino dell'Egitto. 
Da parte sua il giornale citando fonti dell'ambasciata americana fa sapere che è stata quest'ultima a richiedere l'incontro, espressione della preoccupazione dell'ambasciata nel conoscere da vicino le personalità egiziane che potrebbero avere un ruolo nella vita politica del Paese nel periodo a venire.
D'altra parte la campagna popolare per sostenere la candidatura di El Baradei alla presidenza della repubblica ha deciso di concentrarsi nelle prossime tappe su una raccolta firme più efficace nelle regioni dell'alto Egitto.
Al Masry Al Youm ricorda che al momento la campagna politica ha più di 15 comitati elettorali in  numerosi governatorati d'Egitto, gruppi di lavoro in diversi villaggi e province del Said ed il numero di volontari per la raccolta firme a favore di El Baradei è salito a 15mila.


Articolo originale su Al-Quds al-arabi 

mercoledì 30 giugno 2010

Al-Asad a Cuba dopo i festeggiamenti in Venezuela: l'unico sinonimo di terrorismo è Israele.






Ziad Haydar


Caracas – Il presidente siriano Bashar al-Asad ed il venezuelano Hugo Chavez sono usciti spesso dal protocollo durante i due giorni scorsi, esprimendo un calore umano e politico condiviso tra loro due, tra i due popoli e i due Paesi. Al-Asad ha descritto il suo omologo venezuelano come “un simbolo della resistenza per America latina, la regione araba ed il mondo intero” mentre Chavez  ha decorato il suo ospite siriano con la fascia del liberatore Simon Bolivar ed una copia della sua spada, elogiandolo e definendolo uno dei “redattori” del nuovo mondo.

domenica 27 giugno 2010

El Baradei organizza ad Alessandria una grande manifestazione contro la tortura





L'ex direttore generale dell'Agenzia Internazionale per l'energia atomica (IAEA) Mohammed El Baradei ha condotto una manifestazione contro la tortura ad Alessandria coinvolgendo circa quattromila persone, portando avanti in maniera decisa la sua campagna per il “cambiamento” dopo che sembrava avesse rallentato leggermente negli ultimi due mesi.
Al suo arrivo ad Alessandria, poco prima del mezzogiorno di venerdì, El Baradei, che è diventato il più forte oppositore del regime del presidente Hosni Mubarak, ha porto le sue condoglianze alla famiglia del giovane Khaled Said (29 anni) il quale supportava l'opposizione egiziana e che gli uomini della sicurezza hanno picchiato a morte ai primi del mese, mentre il ministero degli interni sostiene che sia morto per aver ingerito un rotolo di Banghu, un tipo di marijuana molto diffuso in Egitto.

giovedì 24 giugno 2010

Mubarak: la causa palestinese, il Golfo ed il Nilo minacciano l'Egitto.






Mubarak non vede nel suo regime una minaccia per l'Egitto (Muhammad Abd el-Ghani - Reuters)


Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha detto che la causa palestinese, la situazione nella regione del golfo e la crisi delle acque del Nilo rappresentano i più importanti pericoli, crisi e minacce nei confronti dell'Egitto in questa fase attuale. Ha detto ad un gruppo di membri del Partito Nazionale Democratico (al potere) che il suo governo deve prendere l'iniziativa attivamente “per soddisfare i bisogni particolari della regione per quanto riguarda le crisi, le minacce ed i pericoli, deve fare i conti con la complessità della situazione nello scenario palestinese e nella regione del golfo e deve continuare il dialogo con i Paesi del bacino del Nilo”.
Mubarak ha assicurato ai membri del partito che sono stati eletti o nominati nel Consiglio della Shura che egli “si occuperà di tutte quelle questioni per garantire la sicurezza nazionale dell'Egitto ed i suoi interessi, garantirà al popolo la fornitura di acqua, energia e sicurezza alimentare e ne proteggerà i figli dai pericoli del terrorismo”. Ha assicurato che la questione palestinese “rimarrà una priorità assoluta per la politica estera egiziana” aggiungendo che “l'Egitto si adopererà per levare il blocco israeliano dalla Striscia di Ghaza” ed ha assicurato la propria opposizione a ciò che ha definito “i tentativi di Israele di sottrarsi ai propri obblighi nei confronti della Striscia e di rovesciarli sull'Egitto”.
Mubarak ha ribadito che l'Egitto si rifiuta di “consacrare la divisione tra la Striscia di Ghaza e la Cisgiordania” sottolineando che “insieme rappresentano i territori occupati sui quali si fonda lo Stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme Est”.
(U.P.I.)




Articolo originale disponibile su al-Akhbar

martedì 22 giugno 2010

Ambienti turchi sospettano legami tra Israele e i ribelli curdi

Alcuni ambienti del governo turco sospettano che dietro l'escalation delle operazioni dei ribelli curdi nel nord del Paese verificatasi a partire dal marzo scorso ci sia l'entità sionista.
Gli scontri tra il PKK e l'esercito turco hanno fatto circa 130 morti tra i separatisti e più di 43 tra i militari turchi.

Secondo il sito turco “Cause on line” alcuni ambienti ufficiali turchi evocano l'eventualità che l'entità sionista stia apportando un sostegno militare ai gruppuscoli armati curdi, spingendoli a portare avanti le loro azioni militari contro le forze turche.

Women for Gaza I

Sulla scia della Gaza Freedom Flotilla e della Rachel Corrie si prepara a violare il blocco imposto a Ghaza una nuova missione navale, la Women for Gaza. La nave, il cui nome è Maryam, in onore della madonna, ed il cui equipaggio sarà composto da attiviste musulmane e cristiane, partirà dal Libano e porterà aiuti umanitari.
Non potendo definire queste donne come terroriste Israele ha già trovato l'alternativa, il ministero degli esteri israeliano ha affermato infatti che la partenza della nave verrà considerato un atto ostile ed i passeggeri verranno trattati come appartenenti ad uno Stato nemico (ma quale, il Libano?). 
Comunque per non farsi mancare nulla ha già denunciato la possibile infiltrazione di Hezbollah nell'operazione. Il partito sciita ha negato però qualsiasi coinvolgimento, preferendo restare estraneo alla questione.






Questo articolo non è una traduzione ma un originale, per evitare confusione d'ora in poi utilizzerò un carattere courier per i testi originali, mantendo il verdana per le traduzioni.

domenica 20 giugno 2010

Paesi africani cercano di contrastare la desertificazione.





Roma, Beirut - “Al-Hayat”


Undici capi di Stato africani si sono riuniti nella capitale del Chad, N'jamena, per discutere dell'avanzata del Sahara nel continente africano e per sostenere il progetto di creazione di una cintura verde di alberi atta a bloccare il deserto. Questo è quanto afferma il sito della BBC.


Il progetto comprende la messa a dimora di alberi che formino una cintura larga 15 chilometri e lunga 7000 che vada dal Senegal, ad ovest del continente, fino a Gibuti, ad est. Il progetto che si chiama “La grande muraglia verde” è passato con il sostegno di 11 Paesi dell'Unione africana. L'idea era nata cinque anni fa ma non venne realizzata per mancanza di fondi. Gli esperti temevano una mancanza di cure adeguate per gli alberi dopo la loro messa a dimora.

sabato 19 giugno 2010

Vietata “Al-Aqsa”: terrorismo informativo francese





La decisione del governo francese di impedire le trasmissioni al canale satellitare “Al-Aqsa” attraverso il satellite “Eutelsat” rispecchia la posizione di Israele e dei suoi sostenitori nei governi occidentali. La Francia in particolar modo riflette una delle cause dell'odio crescente nei Paesi arabi e musulmani verso questi governi, smentendo tutte le sue pretese libertà di espressione, di diritti umani e di stato di diritto che vanta giorno e notte. La decisione è illegale, immorale e rappresenta il trionfo dei potenti di fronte ai deboli oppressi.
 Questa non è la prima volta che il governo francese si sottomette ai dettami e alle pressioni israeliane, ha esercitato la stessa repressione intellettuale diversi anni fa quando ha bloccato il canale “Al-Manar, dei libanesi di Hezbollah. Allo stesso modo tradì i valori di libertà e giustizia quando proibì la pubblicazione e la distribuzione di giornali iracheni o arabi contrari alla distruzione dell'Iraq come punizione per l'invasione del Kuwait nel 1990, cosa che non fecero tutti gli altri governi europei, compresa la Gran Bretagna, la quale era più coinvolta nella liberazione del Kuwait e diede il più grande contributo di forze armate del deserto dopo gli Stati Uniti.

giovedì 17 giugno 2010

Indignazione in Libano per aver rifiutato i diritti ai Palestinesi



I deputati degli schieramenti del Partito dei Falangisti, delle Forze Libanesi e del Movimento Patriotico Libero al parlamento libanese hanno rifiutato il progetto di legge teso a dare diritti civili ai profughi palestinesi nel Paese. Il fatto ha suscitato le critiche di alcuni poteri giuridici che lo hanno descritto come deludente.
I deputati di questi schieramenti contrari al progetto hanno votato durante una seduta legislativa tenutasi oggi in Parlamento.
Il primo ministro Saad al-Hariri al termine della seduta ha detto che il rifiuto di dare diritti civili ai Palestinesi è un investimento in un progetto terrorista futuro.
I deputati del Raggruppamento Democratico Parlamentare guidato da Walid Jumblatt hanno proposto all'Assemblea quattro disegni di legge che permetterebbero ai Palestinesi di lavorare, avere proprietà, beneficiare della sanità e della previdenza sociale in base a regole precise.

sabato 12 giugno 2010

Pizza, sole e mandolino

Non fa mai male ricordarsi che gli arabi non sono cammelli, deserto e donne velate...






Ora è il turno di Erdogan







  • Turco a destra: Contribuite con i vostri fratelli turchi a rompere l'assedio di Ghaza. Unitevi alla Freedom Flotilla.
  • Arabo a sinistra: Fratello, ti giuro, sono impegnatissimo!!! Ho quattro figli sulle spalle: Nasser, Yasser, Saddam e Nasrallah!!! Ed il quinto è in arrivo!!! Ma ti giuro che lo chiamerò Erdogan!!!





Vignetta di Mahjoob apparsa su Al-Quds Al-Arabi del 9 giugno.

giovedì 10 giugno 2010

O Dio, o clemente, proteggi Erdogan (Ya Allah, Ya Rahman, ihfazh Erdogan!)





di Ibrahim al-Amin




I


Eddie Abillammaa, esponente di spicco delle “Forze libanesi”, stava tornando a casa sua dopo aver partecipato ad un sit-in di solidarietà con la Flotta della Libertà. Non sentiva la necessità di parlare della cosa. Ma la sua famiglia gli chiese: “Dove sei stato?”. 
Rispose con calma, preparandosi un bagno caldo: “Abbiamo partecipato ad una protesta di fronte alla sede delle Nazioni unite nel centro di Beirut”.
I commenti arrivarono immediati: “Ci sono sviluppi per quanto riguarda il Tribunale internazionale?”.
Rispose con voce fioca: “Si tratta di un'altra cosa, stavamo manifestando per quelli che sono stati presi da Israele sulle navi in mare”.
-Perché Israele l'ha fatto?-
-Si stavano dirigendo verso la Striscia di Ghaza per forzare il blocco.-
-Si, ma perché Israele l'ha impedito? L'assedio non è a causa di Hamas?-
-E' vero, Hamas è la causa, ma c'è un blocco e il divieto di far arrivare cibo ed aiuti alla gente, chi è venuto era solidale da un punto di vista umanitario non politico.-

martedì 8 giugno 2010

Erdogan: Israele pagherà il prezzo. Al-Asad: sosteniamo qualsiasi risposta turca



Iran: tre navi e un aereo carichi di aiuti per Ghaza e ventimila volontari. Esponente di Hezbollah: la carovana iraniana avrà conseguenza negative.

Damasco: Suad Jarus – Beirut: Paula Astih
Il presidente siriano Bashar al-Asad condanna Israele per l'uccisione “volontaria e premeditata” dei volontari della Freedom Flotilla, annunciando la sua disponibilità a “procedere senza esitazioni a qualsiasi decisione che il governo e del popolo turco prendano nei confronti dell'attacco israeliano”. Da parte sua il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto che “i pretesti israeliani sono deboli e non convincono nessuno”. Erdogan ha accusato Israele di aver mentito e ha detto che “ne pagherà il prezzo”. 

domenica 6 giugno 2010

Le autorità yemenite arrestano più di trenta stranieri con l'accusa di appartenere ad al- Qaida.



Sana'a – Fonti della sicurezza yemenita hanno comunicato domenica all'agenzia France Press che le autorità yemenite nei due mesi scorsi hanno arrestato più di trenta stranieri con l'accusa di appartenere ad al-Qaida. La maggior parte di loro era in Yemen per studiare l'arabo e tra di essi c'erano tre francesi, un inglese ed un americano. Le fonti ricordano che le forze di sicurezza hanno arrestato in aprile e maggio oltre ad una trentina stranieri anche alcuni yemeniti. In maggioranza studiavano arabo presso l'Istituto di Sana'a per la lingua araba, dove aveva studiato il nigeriano Omar Faruq Abd al-Muttalib, che tentò di far esplodere un aereo americano a Natale.

sabato 5 giugno 2010

Erdogan: non volteremo le spalle a Gerusalemme



Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha detto di aver informato gli Stati Uniti del fatto che non accetta la classificazione del Movimento di resistenza islamica (Hamas) come organizzazione terroristica.

Ha aggiunto che Hamas è un movimento di resistenza che combatte per difendere la propria terra ; che molti dei suoi membri sono incarcerati nelle prigioni israeliana e benché abbiano vinto elezioni democratiche sono stati privati del diritto di governare.

 
Destino condiviso

Erdogan ha detto che l'attacco israeliano alla Flotta della libertà lunedì scorso all'alba nelle acque internazionali del Mar Mediterraneo "mostra la situazione di inaffidabilità e di scontro" che sta attraversando il governo israeliano.

In un discorso tenuto alla folla riunitasi a Konya per commemorare i martiri caduti nell'attacco israeliano ha assicurato che “se il mondo ha voltato le spalle alla Palestina la Turchia non le volterà mai né a Gerusalemme né al popolo palestinese”.

giovedì 3 giugno 2010

Non siate tristi... è un grande risultato



di Abd el Bari Atwan, direttore del quotidiano al-Quds al-Arabi

E' certo che Benyamin Netanyahu, primo ministro israeliano, ed i membri dell'estrema destra del suo governo non immaginano quanto sia grande la vittoria che hanno regalato al popolo palestinese ed alle nazioni arabe e musulmane commettendo il massacro di “Freedom Flotilla”  nel mar Mediterraneo, uccidendo una ventina di attivisti e ferendone decine.
E' vero che abbiamo perso venti martiri in maggioranza turchi, ma abbiamo guadagnato settanta milioni di turchi alla principale causa musulmana, i quali hanno preso posizione con forza.
Il sangue turco ha stretto insieme le loro controparti algerina, palestinese e di più di cinquanta nazionalità diverse provenienti da tutto il mondo islamico e non; questo sangue è stato il detonatore per un risveglio massiccio in tutta la Turchia ed esibirlo potrebbe spingere molti a chiedere vendetta.
I massacri perpetrati da Israele, sia in terra, a Ghaza, che in mare, intercettando navi di aiuti umanitari, equivalgono alle decine di anni di sforzi e alle centinaia di miliardi che gli arabi ed i musulmani avrebbero potuto spendere per mostrare il volto sanguinario e l'arroganza degli israeliani a tutto il mondo.

martedì 1 giugno 2010

Il romanzo saudita moderno, un mezzo per infrangere i tabù



Riyadh – Un vento fresco soffia sul romanzo saudita grazie alla nuova generazione di scrittori che non esita a trattare argomenti delicati ed infrangere tabù in un Paese che impone la censura e proibisce teatro e cinema. Ma nonostante nel regno sia proibita la vendita di gran parte di questi nuovi romanzi, essi sono disponibili nei restanti Paesi arabi ed i sauditi li portano con sé di ritorno dai loro viaggi oppure se li procurano internet.

Il romanziere saudita Abdu Khal ha vinto, il marzo scorso, il premio Booker per il romanzo arabo  (Internation Prize for Arabic Fiction) che viene assegnato ogni anno, grazie al suo libro “Lancia scintille” [ترمي بشرر] che racconta con crudezza le fasi dell'ascesa di un palazzinaro.

La narratrice saudita Badriyya al-Bashar ha detto all'agenzia francese France Press che “c'è un'intera generazione di scrittori che utilizza una lingua nuova, semplice e diretta per affrontare temi non trattati in passato, come il diritto della donna ad amare od a lavorare”.

domenica 30 maggio 2010

Chiko è francese, però nero e musulmano.

E' a tutti gli effetti, legalmente, un cittadino francese, per la costituzione come per gli obblighi francesi, europei ed internazionali, tuttavia il problema del cittadino francese Chiko Baba Ndinag Diakaby è essere nero e musulmano. Invece di dedicarsi al traffico di bambini dal Darfour credeva che l'occupazione dell'Iraq fosse un attacco alla dignità di un popolo, ha deciso quindi di imparare l'arabo ed andare in Iraq. Ma il fatto è che non si era esercitato con le armi e non aveva alcuna informazione né sulla guerra né sulla rivolta armata, così è stato arrestato in seguito ad un'ordinaria perquisizione, come ci ha comunicato la Croce Rossa Internazionale, e sembra che sia stato il colore della sua pelle ad aver spinto una pattuglia alla sua ricerca nella città di Falluja il 25 novembre 2004. All'epoca la Francia credeva ancora che l'occupazione dell'Iraq fosse un'operazione estranea al diritto, inefficace, pericolosa e che avrebbe avuto conseguenze indesiderabili. Perciò l'inchiesta su Chiko venne svolta con rigore e lui fu destinato al carcere delle forze multinazionali di Boca. Gli venne assegnato il numero IQZ 0008123.

mercoledì 26 maggio 2010

Chi ha fallito in Iraq?


Gli americani sono arrivati in Iraq da un altro pianeta. Questa parte del mondo vive una fase storica diversa. Immaginavano di poter operare chirurgicamente e profondamente nella regione eliminando il regime di Saddam Husseyn.

Il politico iracheno sorride. L'esperienza ha dimostrato che gli americani hanno commesso un'errore nel leggere le istanze del popolo ed i loro sentimenti. Ritenevano che la caduta di Saddam avrebbe permesso loro di ricostruire l'Iraq come fecero in Germania e Giappone. Hanno dimenticato le differenti condizioni e il grado di sviluppo economico e sociale, nonché le diversità religiose e culturali.

Nei loro uffici distanti gli “architetti” inseguono un sogno ingenuo. Credevano che la democrazia fosse il solo sogno che avessero i popoli della regione. E che semplicemente aprendo la finestra  questo avrebbe incoraggiato gli iraniani e gli arabi ad invadere le strade seguendo l'esempio iracheno.

lunedì 24 maggio 2010

Le autorità tunisine bloccano la Lega per i diritti umani con una decisione della magistratura

Tunisi: le autorità tunisine hanno confermato che alla Lega tunisina per la difesa dei diritti umani verrà interdetto, con una sentenza della magistratura, di esercitare la propria attività, eccezion fatta per l'organizzazione del suo quinto congresso.

Una fonte governativa ha spiegato a France Press che “la Lega non aveva il diritto di portare avanti nessuna attività, se non l'organizzazione del quinto congresso, per via di una decisione della Corte d'appello risalente al maggio 2001”.

giovedì 20 maggio 2010

Fabbriche di catastrofi e campi profughi

di Ghassan Charbel

I piccoli giocano all'incrocio dei vicoli. Corrono e litigano. Inviano le loro risate senza esitare. Non si lamentano della durezza del luogo. Né dell'acqua stagnante o dei fossi. Ridono come chi si burla del proprio destino. Più in là con gli anni boicotteranno le risate.

Il campo profughi non è cambiato molto. Il numero degli abitanti si è moltiplicato più volte. Si sono moltiplicati i piccoli nidi attaccati l'un l'altro e sovraffollati. E il numero degli abitanti delle tombe. Caos di fili elettrici. Gli sguardi di rimprovero affacciati alle piccole finestre. I vestiti appesi a fili corti. Le auto che dissipano il tempo. Dentro le stanze la ruggine aggredisce le vecchie chiavi. E l'età aggredisce le immagini dei martiri.

martedì 18 maggio 2010

Arabasta e la censura in Tunisia

Oggi volevo postare la traduzione di uno scritto apparso sul blog tunisino Arabasta. Quotidianamente la blogosfera tunisina soffre episodi di censura, il famigerato Ammar e le sue forbici tagliano e zittiscono giornalisti indipendenti e semplici blogger. In questi ultimi giorni è rimasto vittima di questi bavagli (per l'ennesima volta) il blog del redattore del giornale Essahafa, nonché membro dell'organo esecutivo del sindacato dei giornalisti tunisini, Zied el Heni, il quale è stato protagonista di una curiosa protesta.

Ecco il testo di Arabasta:


Continuerò

Perché sono convinto dell'inutilità della censura
Perché non vedo in me stesso una minaccia alla sicurezza e agli interessi del Paese
Perché non pubblico nel mio blog cose che violino la legge
Perché non pubblico notizie false
Perché rispetto l'intelletto dei tunisini
Perché riconosco la capacità dei tunisini di distinguere la pula dal frumento
Perché la libertà è più forte di tutti gli ostacoli del mondo
Perché la parola è tutto ciò che ci riunisce a questo mondo

Per tutte queste ragioni continuo a bloggare attraverso il nuovo indirizzo, pur conservando il sito originale, in attesa che i censori di internet rispettino il nostro intelletto e ci restituiscano il diritto di navigare in rete, come gli altri popoli del modo.

domenica 16 maggio 2010

La Russia vede la possibilità di un accordo con la proposta brasiliana di uno scambio di uranio con l’Iran

Il presidente russo, Dimitri Medvedev, giovedì scorso ha dichiarato di vedere nella proposta avanzata dal Brasile di uno scambio di uranio arricchito con l’Iran una possibile via di uscita dall’impasse sul programma nucleare iraniano.
Il Brasile difende l’idea secondo la quale la Turchia sarebbe la depositaria dell’uranio iraniano leggermente arricchito.
Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha già discusso la questione a Washington con il premier turco Recep Tayyip Erdogan e con il presidente degli USA Barack Obama, come alternativa alle dure sanzioni che propone il governo americano.
«Se questo tipo di proposta avrà l’appoggio di tutti i partecipanti a questo processo, allora non sarà una maniera malvagia di risolvere la situazione», ha detto Medvedev.
Secondo la proposta delle potenze, sotto la mediazione della AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), l’Iran imbarcherebbe il 70% del suo stock di uranio leggermente arricchito, che sarebbe poi convertito – in Francia o in Russia – in capsule di combustibile compatibili con la produzione di isotopi per uso medico.
Teheran ha rifiutato la proposta sostenendo che il progetto dell’accordo non presentava le garanzie necessarie per la consegna del combustibile. Dopodiché, il paese ha presentato una controproposta per un interscambio graduale e ha intervallato accenni di dialogo con dure dichiarazioni sulla sovranità del suo programma nucleare.
Con la paralisi delle negoziazioni, l’Iran ha annunciato di aver iniziato lo scorso febbraio ad arricchire l’uranio del 20%, proprio in risposta al risentimento delle grandi potenze. Da allora, gli Stati Uniti guidano una campagna per un nuovo giro di sanzioni in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Gli iraniani corteggiano Brasile, Turchia e altri membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza per prevenire possibili sanzioni. Soltanto i membri permanenti del Consiglio – Cina, USA, Francia, Stati Uniti e Russia – possono approvare la proposta delle sanzioni, ma la forte opposizione dei membri non permanenti potrebbe rafforzare il caso iraniano.
Il Brasile ha sollecitato i Paesi occidentali a negoziare una soluzione equa con l’Iran sul suo programma nucleare e ha chiesto a Teheran di offrire garanzie sul fatto che il suo programma nucleare non abbia ambizioni militari.

Scritto da Redazione Locale, Folha de São Paulo
disponibile online all'indirizzo: http://www1.folha.uol.com.br/folha/mundo/ult94u734004.shtml

sabato 15 maggio 2010

La crisi del pensiero religioso tra dinamismo ed immobilismo




di 'Abd ez-Zahra ar-Rakabi *



Non c'è dubbio che la crisi del pensiero religioso nell'Islam non ha consolidato nel devoto una fede chiara, e che si è confrontata esclusivamente con un livello elevato di discussione, finché gli anni cinquanta del secolo scorso hanno rappresentato l'inizio di un'epoca di incertezza e confusione nel discorso di rinnovamento religioso nella quale sono sorte due fazioni opposte ed inconciliabili. La prima fazione si affrettò a costruire il concetto o i concetti di rinnovamento, mentre l'altra si rifaceva all'istituzione religiosa tradizionale la quale rifiutava con forza la nozione [introdotta] dalla prima, reputandola estranea alla religione, alla nahda, al progresso e al patrimonio [culturale], non essendoci legami autentici tra questi concetti e gli aspetti sopraelencati , nella misura in cui riguardano l'eresia, l'innovazione e l'occidentalizzazione.

Allo scopo di chiudere le strade e le aperture ai sostenitori dei concetti e delle idee di rinnovamento (qualunque sia la nostra posizione riguardo questi concetti e queste idee) il partito di chi si opponeva a questa loro posizione cominciò a propagandare lo slogan «L'islam divino non si modernizza né si rinnova» senza addentrarsi in dispute articolate ed esposizioni minuziose in risposta a questi concetti ed al loro sviluppo, benché nello stesso tempo non perdesse occasione per lanciare invettive ed accuse di miscredenza ai rinnovatori per via delle loro divergenze di pensiero e dottrinali. Ciò contribuì ad alimentare la crisi invece di aprire dibattiti per avere scambi di idee utili e proficui circa le modalità del rinnovamento, i quali avrebbero potuto far incontrare o raccogliere gli interessati su questo o su quest'altro ambito.

L'islam come religione, spiritualità e sigillo delle profezie, non si limita ad un insegnamento rigido o ad una testimonianza conclusasi nel tempo. Quello che vogliono i sostenitori del rinnovamento non è un cambiamento o una trasformazione, piuttosto si cerca è attivare scienze ed idee, generarne un'ondata aperta ad ogni epoca, fase ed età. Questo aspetto interessa studiosi, ricercatori, pensatori e storici del nostro tempo. Tuttavia queste loro preoccupazioni, come abbiamo detto in precedenza, sono state affrontate con un discorso violento da parte di coloro che non vogliono “travasare l'acqua stagnante in questo o quell'estuario”.

Se il pensiero religioso ha incontrato nel percorso di rinnovamento fattori ed eventi accumulatisi, essi hanno avuto il ruolo di ridurne l'apertura, l'emancipazione e lo slancio nonostante gli studiosi delle cause e delle conseguenze di tale limitazione, e del conseguente isolamento in cui abbiamo vissuto fino ai giorni nostri, fossero a conoscenza di questi fattori e di queste eventi (e fossero in grado di poter reagire alle trappole dell'isolamento e dell'arretratezza), dato che uno studio su questo aspetto di liberalità dell'Islam afferma: la comparsa dell'Islam nel VII secolo d.C. ha costituito un grande punto di svolta nella storia dell'umanità, ha provocato la più grande rivoluzione e vitalità nella storia del Medio Oriente, ha rappresentato l'emergere di un nuovo significato rispetto ai concetti divini che lo hanno preceduto, riconoscendoli e considerando loro come un preludio e sé stesso come il messaggio conclusivo. In queste società ha fatto esplodere una grande vitalità ad ogni livello ed ha portato alla nascita di una delle più grandi civiltà dell'umanità, la quale ha spianato la strada alla civiltà occidentale moderna, alimentandola con idee, invenzioni e conoscenze utili.

Tuttavia il ricercatore Mohammed Sabila rettifica, sottolineando che agli inizi del decimo secolo questa vitalità si convertì in atrofia, sia come risultato di fattori interni (inerzia burocratica ed intellettuale, conflitti interni) sia come risultato di fattori esterni (espansione e diffusione geografica, attacco del proletariato straniero per dirla con Toynbee, ovvero attacco di Mongoli e Tartari e caduta di Baghdad...).

In parallelo il risveglio si manifestò in Europa a partire dal XV secolo attraverso il Rinascimento, la Riforma, le scoperte geografiche, le rivoluzioni politiche e lo sviluppo scientifico ed intellettuale, rendendo l'Europa occidentale il centro del mondo moderno e fonte di irradiazione e diffusione di una culturale universale, ponendo una grande sfida alle altre civiltà, prima fra tutte quella islamica. Senonché questa sfida venne raccolta nel XVIII secolo, come risposta all'espansione e alla ricerca di risorse e nuovi mercati da parte dell'Europa contemporanea in un quadro di occupazione e colonialismo.

Ovvero la modernità occidentale, raggiunta una seconda tappa del suo sviluppo, si trasformò in una forza militare occupante che impose il suo modello con la forza delle armi, fondendo insieme colonialismo e modernizzazione.

E' vero che si è voluto incentrare questo studio sulle sfide esterne ed interne, tuttavia nel nucleo dell'argomento non sono state menzionate le cause dell'arretratezza e dell'affievolirsi di questa vitalità che ha illuminato il pensiero e la prospettiva dei musulmani se non come riferimento occasionale e rapido, in modo da allontanare il ricercatore dal principale movente del rilancio islamico dedicando pagine negative e positive al vitalismo, mentre la causa effettiva era “l'atrofizzazione del pensiero religioso contemporaneo”. Nei fatti tutto ciò è assolutamente sistematico, non essendo questa idea in linea con gli sviluppi ed i cambiamenti, né aperta alle innovazioni ed alle conseguenti implicazioni e rotture.

Ma questo studio pregevole e dettagliato segnala alla fine del percorso la “causa delle cause” e indica con estrema chiarezza e certezza che “il problema dell'immobilismo del pensiero dei musulmani risiede nelle loro scelte culturali e politiche”.

In ogni caso la dinamica della riflessione religiosa all'interno dell'Islam in epoca contemporanea è stata determinata, come dice Braham Ghalyun, dal confrontarsi con le pressioni politiche, strategiche e culturali alle quali sono state esposte le società musulmane, nel contesto della globalizzazione e della guerra economica, volte alla ricerca dell'egemonia tra i blocchi mondiali. Così come sarebbe difficile definire il pensiero religioso senza separare la posta in gioco religiosa da quella politica, allo stesso modo sarebbe impossibile rinnovare il pensiero politico, estromettere gli orientamenti contrari e successivamente impedire la mobilitazione religiosa senza porre un limite alla guerra di civiltà, il che significa prima di qualsiasi altra cosa estendere oggi la cerchia di pressioni materiali e morali sulle società musulmane.



* scrittore iracheno


Articolo apparso su Dar al Hayat