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giovedì 13 gennaio 2011

Tunis, black blocks e isolamento

Perché la Tunisia è un Paese all'avanguardia e pur di non perdere il treno dello sviluppo adotta tutte le innovazioni e le pratiche di casa nostra.
Così in queste ore il governo Ben Ali, che pare non avere nessuna intenzione di cedere il potere, sta mettendo in piazza e per le strade una raffinata strategia di guerriglia urbana. Martedì pomeriggio la rete si era messa in allerta per le voci che prevedevano un utilizzo dal parte del ministero dell'interno di agenti infiltrati ed incappucciati che avrebbero dato l'assalto a negozi e banche. Puntualmente la sera stessa il canale nazionale Tunis 7 trasmetteva le immagini registrate da una presunta telecamera di sicurezza le quali mostravano dei giovani incappucciati nell'atto di attaccare una banca.

giovedì 16 dicembre 2010

10 anni di carcere per del rap "sovversivo"

Tempo fa riportavo il caso di un sito tunisino vittima della censura per aver recensito il brano di un rapper che chiedeva conto e ragione al presidente della Repubblica. 
Evidentemente il rap è un genere musicale che non va particolarmente a genio ai governanti maghrebini visto che due fratelli algerini, Abderrahman (23) e Hocine (24) Tounsi e sono stati condannati rispettivamente a dieci (10!) e tre anni di carcere; il primo, fuggito in Francia, con l'accusa di attentato ai simboli dello Stato ed al presidente della Repubblica ed apologia del terrorismo mentre il secondo solo per apologia di terrorismo. Sul sito di Algerie Focus è possibile leggere in dettaglio i capi d'accusa.

Il testo della canzone, con un linguaggio che in certi Paesi può risultare davvero eccessivo (a me ha ricordato gli esordi dei 99Posse sia per lo stile che per i contenuti), esorta il presidente, gli apparati dello Stato, ministri e forze dell'ordine a "farsi fottere". L'accusa di apologia di terrorismo pare derivi sia dal fatto che i rapper ritengono l'attuale classe dirigente algerina un male peggiore del terrorismo sia dal passaggio in cui si dice espressamente "vive el FIS, vive el terro" (min. 2:03). Nonostante questa frase in un passaggio successivo (min. 2:54)invitano a posare la spada e prendere carta e penna, concludendo il pezzo con l'augurio che l'Algeria possa vivere libera ed indipendente. E' doveroso sottolineare che in molti forum la maggioranza dei commentatori, pur condannando la gratuita volgarità del testo ed in alcuni casi la mancanza di rispetto nei confronti delle vittime del terrorismo (che in Algeria è stato un fenomeno reale, non paragonabile al fantasma che viene sventolato e strumentalizzato in Europa) riconosca l'eccessività della pena.

Quello che segue è il brano, chiedo scusa per questo post senza capo né coda ma ultimamente non ho molto tempo da dedicare alle traduzioni del blog... quindi mi limito a postare notiziole. Ma mi impegno solennemente a tornare con un bell'editoriale quanto prima, abbiate fede e pazienza

mercoledì 17 novembre 2010

Esempi di censura presi quasi a caso...



- In Tunisia il sito Tunivision recensisce il brano di un giovane rapper. La canzone è una lettera rivolta al presidente Ben Ali.
Tre giorni dopo l'articolo viene censurato benché non contenga alcun elemento pornografico né inciti in all'odio o alla violenza.
Il presidente Ben Ali afferma in un comunicato rivolto al presidente del sindacato dei giornalisti tunisini che "oggi in Tunisia non esiste alcun tabù, i media tunisini possono trattare ogni questione senza alcuna forma di censura che non sia quella imposta dalla propria coscienza, nel rispetto della legge e dell'etica professionale".


sabato 19 giugno 2010

Vietata “Al-Aqsa”: terrorismo informativo francese





La decisione del governo francese di impedire le trasmissioni al canale satellitare “Al-Aqsa” attraverso il satellite “Eutelsat” rispecchia la posizione di Israele e dei suoi sostenitori nei governi occidentali. La Francia in particolar modo riflette una delle cause dell'odio crescente nei Paesi arabi e musulmani verso questi governi, smentendo tutte le sue pretese libertà di espressione, di diritti umani e di stato di diritto che vanta giorno e notte. La decisione è illegale, immorale e rappresenta il trionfo dei potenti di fronte ai deboli oppressi.
 Questa non è la prima volta che il governo francese si sottomette ai dettami e alle pressioni israeliane, ha esercitato la stessa repressione intellettuale diversi anni fa quando ha bloccato il canale “Al-Manar, dei libanesi di Hezbollah. Allo stesso modo tradì i valori di libertà e giustizia quando proibì la pubblicazione e la distribuzione di giornali iracheni o arabi contrari alla distruzione dell'Iraq come punizione per l'invasione del Kuwait nel 1990, cosa che non fecero tutti gli altri governi europei, compresa la Gran Bretagna, la quale era più coinvolta nella liberazione del Kuwait e diede il più grande contributo di forze armate del deserto dopo gli Stati Uniti.

lunedì 24 maggio 2010

Le autorità tunisine bloccano la Lega per i diritti umani con una decisione della magistratura

Tunisi: le autorità tunisine hanno confermato che alla Lega tunisina per la difesa dei diritti umani verrà interdetto, con una sentenza della magistratura, di esercitare la propria attività, eccezion fatta per l'organizzazione del suo quinto congresso.

Una fonte governativa ha spiegato a France Press che “la Lega non aveva il diritto di portare avanti nessuna attività, se non l'organizzazione del quinto congresso, per via di una decisione della Corte d'appello risalente al maggio 2001”.

martedì 18 maggio 2010

Arabasta e la censura in Tunisia

Oggi volevo postare la traduzione di uno scritto apparso sul blog tunisino Arabasta. Quotidianamente la blogosfera tunisina soffre episodi di censura, il famigerato Ammar e le sue forbici tagliano e zittiscono giornalisti indipendenti e semplici blogger. In questi ultimi giorni è rimasto vittima di questi bavagli (per l'ennesima volta) il blog del redattore del giornale Essahafa, nonché membro dell'organo esecutivo del sindacato dei giornalisti tunisini, Zied el Heni, il quale è stato protagonista di una curiosa protesta.

Ecco il testo di Arabasta:


Continuerò

Perché sono convinto dell'inutilità della censura
Perché non vedo in me stesso una minaccia alla sicurezza e agli interessi del Paese
Perché non pubblico nel mio blog cose che violino la legge
Perché non pubblico notizie false
Perché rispetto l'intelletto dei tunisini
Perché riconosco la capacità dei tunisini di distinguere la pula dal frumento
Perché la libertà è più forte di tutti gli ostacoli del mondo
Perché la parola è tutto ciò che ci riunisce a questo mondo

Per tutte queste ragioni continuo a bloggare attraverso il nuovo indirizzo, pur conservando il sito originale, in attesa che i censori di internet rispettino il nostro intelletto e ci restituiscano il diritto di navigare in rete, come gli altri popoli del modo.