sabato 29 gennaio 2011

Egitto e Tunisia: quando il baluardo dell'occidente è la tortura

“Se salta Mubarak è il caos: 80 milioni di egiziani fuori controllo al confine di Israele e al confine marittimo dell'Europa sono una seria incognita.”
E’ l’analisi dell’esperto apparsa ieri su La Repubblica. Il crollo del regime si dice, e non si fatica a crederci, è fonte di preoccupazione per i “tradizionali sostenitori del governo egiziano: Stati Uniti, Francia, Italia, Germania”. A questa stessa preoccupazione danno voce diversi giornalisti nel presentare le notizie di queste ultime ore. Ed è più o meno la stessa preoccupazione che molti esprimevano nei giorni della rivoluzione tunisina, garantendo sostegno al governo Ben Ali.
Così, ottanta milioni di egiziani dovrebbero sottostare al controllo di un dittatore, un dittatore che da trent’anni governa un paese sotto legge marziale, perché qualcuno dorma sonni tranquilli. Sono le misteriose ragioni della politica, comprensibili solo a chi, guardando il mondo, vede una scacchiera: in termini di caselle e di confini da difendere e di popoli che devono vivere in funzione di un ordine politico economico non meglio identificato.

giovedì 27 gennaio 2011

Modalità Dégage: ON

“RCD dégage”. Il governo di coalizione che, neanche due settimane fa, ha lasciato la maggior parte dei ministeri in mano al partito del presidente deposto non ha accontentato la piazza. La Tunisia non ha cessato le proteste. Questa volta lo scenario delle manifestazioni è stata la qasbah dove centinaia di persone arrivate dalle zone più disagiate del paese con la “carovana della libertà” si sono accampate per chiedere le dimissioni del governo e aiuti economici adeguati.
La convivenza della carovana con gli abitanti della capitale ha rischiato, solo per un giorno, di dividere il paese: regionalismi radicati e rivendicazioni che volevano la rivoluzione solo di una parte del popolo non sono però riusciti a distruggere il sentimento di unione e solidarietà che, a detta di molti, si è creato all’indomani della caduta del regime. Sono sempre presenti elementi disturbatori che tentano di provocare la folla, di seminare il panico e di dividere la popolazione ma fino ad ora le diffidenze e le paure vengono superate. E’ la Tunisia nuova, unita dalla lotta. Proprio oggi pomeriggio un’iniziativa invitava chi abita in capitale a portare cibo e coperte per passare la notte a fianco dei “fratelli” che, da giorni, dormono all’aperto. Per portare a termine la rivoluzione, insieme.
E, insieme, hanno vinto ancora. E’ di pochi minuti fa l’annuncio ufficiale del rimpasto ministeriale promesso da giorni. Il primo a presentare le dimissioni, nel tardo pomeriggio, è stato il Ministro degli Affari Esteri, Kamel Morjane.
Poi, per tutta la serata, si sono rincorse voci secondo cui, con il benestare dell’UGTT, Ghannouchi dovrebbe mantenere la carica di Primo Ministro. Ma è l’unico. Alle 20:50 l’annuncio che tutti gli altri dodici ministri appartenenti al RCD lasceranno il governo.
RCD dégagé.

martedì 25 gennaio 2011

Legittimità e fatto compiuto

Mokhtar Yahyaoui nel 2001 si è schierato contro la dittatura di Ben Ali pubblicando una lettera in cui denunciava la mancanza di indipendenza del sistema giudiziario tunisino. Pochi mesi dopo è stato rimosso dal suo incarico di presidente della 10° camera civile del tribunale di prima istanza di Tunisi. Da allora è stato per anni vittima dei soprusi del regime: l’attività del padre è stata chiusa, sua figlia è stata aggredita e picchiata all’uscita da scuola e la famiglia ha vissuto sotto il controllo costante della polizia.
Dopo la caduta di Ben Ali denuncia che la Tunisia non è ancora libera.
Questa l’analisi della situazione attuale che ha pubblicato sul blog Tunisia Watch.

Legittimità e fatto compiuto

Abbiamo subito per oltre cinquant’anni il potere di un regime la cui unica legittimità era il fatto compiuto. Questo fatto compiuto, basato su manipolazione, complotti ed elezioni truccate, non ha mai cambiato la sua sostanza: “La tutela di una minoranza che ha confiscato il diritto del popolo tunisino di scegliere liberamente i suoi dirigenti.”

Il diritto alla sovranità nazionale e ad un regime repubblicano è stato sempre negato ai tunisini. Ancora oggi è vivido il ricordo del terrore, dell’ingiustizia e della disinformazione che hanno permesso l’instaurarsi della dittatura; dittatura di cui solo oggi vediamo l’inizio della fine.

Ma la Tunisia, che festeggia in questi giorni, seppur con il lutto dei suoi martiri, la caduta del dittatore e la riconquista della libertà, non è ancora stata davvero liberata dal potere del fatto compiuto. Il sistema non è cambiato, i simboli non sono spariti e, cosa più grave, la stessa strategia di “autismo politico” è elemento prevalente della legittimazione di chi detiene il potere.

domenica 16 gennaio 2011

Chi si nasconde dietro le milizie?

Di fronte al caos mediatico che regna attualmente ed al numero di informazioni contraddittorie che riceviamo a destra e a manca ho sentito il bisogno di mettere nero su bianco quanto ho compreso e le mie constatazioni. E se di ciò vi rendo partecipi è per meglio mettere insieme le informazioni. Vi chiedo dunque di prendere parte a questa analisi commentando sulla mia pagina Facebook.
Ad oggi quello che è certo è che Ben Ali non è più al suo posto, sarebbe invece in Arabia Saudita [anche se ancora non abbiamo prove ufficiali, ndr.]. Sappiamo anche che la polizia non esiste più e che sono i comitati popolari di quartiere (CPQ) ad assicurare la sicurezza insieme all'esercito.


Tunis, from dusk till dawn

Faccio una premessa forse scontata ma fondamentale: non sono un giornalista, né pretendo minimamente di esserlo e questo mi da la possibilità di poter scrivere su queste pagine virtuali anche degli sfoghi assolutamente personali.
Questa settimana l'ho vissuta travolto da emozioni contrastanti (nonché da una febbre niente male) che hanno spaziato dalla amara soddisfazione per la prima manifestazione dell'8 alla tristezza causata dall'aver dovuto lasciare Tunisi proprio quella notte stessa, alla vigilia delle grandi manifestazioni di massa; dall'apprensione nel seguire gli avvenimenti in contatto costante con gli amici al timore che Ben Ali riprendesse in mano la situazione e facesse piazza pulita degli oppositori (e quindi anche di diversi miei affetti); dalla trepidante speranza in un rovesciamento del regime alla commovente e piena gioia quando abbiamo visto concretizzarsi questo sogno.

sabato 15 gennaio 2011

Faites attention! Ben Ali part et ses chiens veulent reprendre le pouvoir par la force!


فما لعبه كبيره يحبو يلعبوها جماعة التجمع والضباط الكبار في الداخليه وصلت تعليمات بش برشة أعوان وبرشه فرق خاصه يلبسوا مدني ويخرجوا يخربوا ويسرقوا عطوهم كراهب وحتى سلاح يخوفو فيهم يقوللهم كان ما نرجعوش احنا الشعب بش يصفيكم واحد واحد وبش تخسرو خدمكم وتشدو الحبس ويعطيو فيهم في مبالغ كبيره و المطلوب من الجيش او الشعب القبض على المتورطين في اللعبة وهو نسميهملك