martedì 8 giugno 2010

Erdogan: Israele pagherà il prezzo. Al-Asad: sosteniamo qualsiasi risposta turca



Iran: tre navi e un aereo carichi di aiuti per Ghaza e ventimila volontari. Esponente di Hezbollah: la carovana iraniana avrà conseguenza negative.

Damasco: Suad Jarus – Beirut: Paula Astih
Il presidente siriano Bashar al-Asad condanna Israele per l'uccisione “volontaria e premeditata” dei volontari della Freedom Flotilla, annunciando la sua disponibilità a “procedere senza esitazioni a qualsiasi decisione che il governo e del popolo turco prendano nei confronti dell'attacco israeliano”. Da parte sua il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto che “i pretesti israeliani sono deboli e non convincono nessuno”. Erdogan ha accusato Israele di aver mentito e ha detto che “ne pagherà il prezzo”. 

domenica 6 giugno 2010

Le autorità yemenite arrestano più di trenta stranieri con l'accusa di appartenere ad al- Qaida.



Sana'a – Fonti della sicurezza yemenita hanno comunicato domenica all'agenzia France Press che le autorità yemenite nei due mesi scorsi hanno arrestato più di trenta stranieri con l'accusa di appartenere ad al-Qaida. La maggior parte di loro era in Yemen per studiare l'arabo e tra di essi c'erano tre francesi, un inglese ed un americano. Le fonti ricordano che le forze di sicurezza hanno arrestato in aprile e maggio oltre ad una trentina stranieri anche alcuni yemeniti. In maggioranza studiavano arabo presso l'Istituto di Sana'a per la lingua araba, dove aveva studiato il nigeriano Omar Faruq Abd al-Muttalib, che tentò di far esplodere un aereo americano a Natale.

sabato 5 giugno 2010

Erdogan: non volteremo le spalle a Gerusalemme



Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha detto di aver informato gli Stati Uniti del fatto che non accetta la classificazione del Movimento di resistenza islamica (Hamas) come organizzazione terroristica.

Ha aggiunto che Hamas è un movimento di resistenza che combatte per difendere la propria terra ; che molti dei suoi membri sono incarcerati nelle prigioni israeliana e benché abbiano vinto elezioni democratiche sono stati privati del diritto di governare.

 
Destino condiviso

Erdogan ha detto che l'attacco israeliano alla Flotta della libertà lunedì scorso all'alba nelle acque internazionali del Mar Mediterraneo "mostra la situazione di inaffidabilità e di scontro" che sta attraversando il governo israeliano.

In un discorso tenuto alla folla riunitasi a Konya per commemorare i martiri caduti nell'attacco israeliano ha assicurato che “se il mondo ha voltato le spalle alla Palestina la Turchia non le volterà mai né a Gerusalemme né al popolo palestinese”.

giovedì 3 giugno 2010

Non siate tristi... è un grande risultato



di Abd el Bari Atwan, direttore del quotidiano al-Quds al-Arabi

E' certo che Benyamin Netanyahu, primo ministro israeliano, ed i membri dell'estrema destra del suo governo non immaginano quanto sia grande la vittoria che hanno regalato al popolo palestinese ed alle nazioni arabe e musulmane commettendo il massacro di “Freedom Flotilla”  nel mar Mediterraneo, uccidendo una ventina di attivisti e ferendone decine.
E' vero che abbiamo perso venti martiri in maggioranza turchi, ma abbiamo guadagnato settanta milioni di turchi alla principale causa musulmana, i quali hanno preso posizione con forza.
Il sangue turco ha stretto insieme le loro controparti algerina, palestinese e di più di cinquanta nazionalità diverse provenienti da tutto il mondo islamico e non; questo sangue è stato il detonatore per un risveglio massiccio in tutta la Turchia ed esibirlo potrebbe spingere molti a chiedere vendetta.
I massacri perpetrati da Israele, sia in terra, a Ghaza, che in mare, intercettando navi di aiuti umanitari, equivalgono alle decine di anni di sforzi e alle centinaia di miliardi che gli arabi ed i musulmani avrebbero potuto spendere per mostrare il volto sanguinario e l'arroganza degli israeliani a tutto il mondo.

martedì 1 giugno 2010

Il romanzo saudita moderno, un mezzo per infrangere i tabù



Riyadh – Un vento fresco soffia sul romanzo saudita grazie alla nuova generazione di scrittori che non esita a trattare argomenti delicati ed infrangere tabù in un Paese che impone la censura e proibisce teatro e cinema. Ma nonostante nel regno sia proibita la vendita di gran parte di questi nuovi romanzi, essi sono disponibili nei restanti Paesi arabi ed i sauditi li portano con sé di ritorno dai loro viaggi oppure se li procurano internet.

Il romanziere saudita Abdu Khal ha vinto, il marzo scorso, il premio Booker per il romanzo arabo  (Internation Prize for Arabic Fiction) che viene assegnato ogni anno, grazie al suo libro “Lancia scintille” [ترمي بشرر] che racconta con crudezza le fasi dell'ascesa di un palazzinaro.

La narratrice saudita Badriyya al-Bashar ha detto all'agenzia francese France Press che “c'è un'intera generazione di scrittori che utilizza una lingua nuova, semplice e diretta per affrontare temi non trattati in passato, come il diritto della donna ad amare od a lavorare”.

domenica 30 maggio 2010

Chiko è francese, però nero e musulmano.

E' a tutti gli effetti, legalmente, un cittadino francese, per la costituzione come per gli obblighi francesi, europei ed internazionali, tuttavia il problema del cittadino francese Chiko Baba Ndinag Diakaby è essere nero e musulmano. Invece di dedicarsi al traffico di bambini dal Darfour credeva che l'occupazione dell'Iraq fosse un attacco alla dignità di un popolo, ha deciso quindi di imparare l'arabo ed andare in Iraq. Ma il fatto è che non si era esercitato con le armi e non aveva alcuna informazione né sulla guerra né sulla rivolta armata, così è stato arrestato in seguito ad un'ordinaria perquisizione, come ci ha comunicato la Croce Rossa Internazionale, e sembra che sia stato il colore della sua pelle ad aver spinto una pattuglia alla sua ricerca nella città di Falluja il 25 novembre 2004. All'epoca la Francia credeva ancora che l'occupazione dell'Iraq fosse un'operazione estranea al diritto, inefficace, pericolosa e che avrebbe avuto conseguenze indesiderabili. Perciò l'inchiesta su Chiko venne svolta con rigore e lui fu destinato al carcere delle forze multinazionali di Boca. Gli venne assegnato il numero IQZ 0008123.